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Dopo il Summit
Notizie e commenti dal mondo

I documenti finali


Immagini dal WSIS


Il flop annunciato di Tunisi e la via italiana all’innovazione
Anche Paolo Zocchi, presidente Osservatorio Nazionale ICT, dal sito della Margherita, non usa mezzi termini: "Non ci voleva molto per capirlo. Bastava aver bazzicato un po’ i forum delle diverse riunioni preparatorie (tutte tenutesi a Ginevra) o l’aria che tirava nelle mailing list della societa' civile, per sentire distintamente nell’aria l’odore acre del fallimento. Il secondo vertice mondiale sulla societa' dell’informazione, l’evento clou delle Nazioni Unite per il 2005, uno dei primi a tenersi in Africa, in un Paese arabo sulle sponde del Mediterraneo, a Tunisi, quello nel quale si sarebbero dovute tirare le prime somme dei development millennium goals lanciati da Kofi Annan, e' stato miseramente ridotto a fiera dell’informatica equa e solidale sullo sfondo di raid polizieschi della milizia tunisina e di qualche para-organizzazione non governativa che cercava a tutti i costi la lite il casus belli.
E anche se Paolo Gentiloni, presente a Tunisi in rappresentanza del governo italiano, ci ha tenuto informati quotidianamente dal suo blog e Fiorello Cortiana ha lanciato la sua idea di Carta dei diritti digitali (a cui molti di noi hanno peraltro aderito); e anche se il ministro Stanca ha promosso, meritoriamente, lo stand italiano (italy4all), assieme a molte realta' produttive, lo spirito generale, ahime', e' stato piu' quello dell’esposizione commerciale che della grande arena mondiale.
Anche il computerino a manovella, sponsorizzato da un Kofi Annan un po’ stralunato e da un Negroponte in versione testimonial al tempo stesso dei Media Lab e della rivista Wired, finito su tutti i giornali del mondo con il suo aspetto cosi' 'sostenibile', e' un altro abbaglio che fa piu' male che bene alla causa della societa' dell’informazione e al superamento del digital divide. I motivi sono essenzialmente due: il primo e' che si insiste per dare enfasi all’hardware quando il problema del divario digitale non sta nella mancanza di computer, bensi' nella capacita' di soddisfare bisogni attraverso la Rete; il secondo e' che i computer a 100 euro sono gia' disponibili, e sono tutti quelli che, con processori 486 o Pentium 1, possono essere riciclati in reti dedicate e fornire prestazioni analoghe ai loro fratelli dell’ultima generazione".
http://www.margheritaict.it/index.php?pagina=articolo&idarticolo=2373


Tunisi 2005, un giudizio severo
E' quello della rivista online "Zeus News" che si chiede: "Cosa rimarra' del Wsis 2005 di Tunisi, il Forum Mondiale della Societa' dell'Informazione appena concluso?
Poco o nulla, tranne l'annuncio di Negroponte del suo Pc a bassa costo per aiutare i popoli del Terzo Mondo a ridurre il digital divide; questa e' la dimostrazione concreta di come per ora la tecnologia sia molto piu' avanti e piu' produttiva della politica. Il Pc a manovella ha approfittato dei riflettori accesi sulla ribalta di Tunisi 2005, ma avrebbe potuto essere lanciato in ogni altra parte del mondo, a prescindere dai lavori del summit.
Tunisi 2005 si e' quindi rivelato l'ennesima prova di inconcludenza e impotenza delle Nazioni Unite, che periodicamente organizzano queste costose e inutili kermesse globali: quando non sono funestate da scontri dei manifestanti con la polizia, producono montagne di documenti inascoltati".
http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=4447&numero=999


Se vuoi il dominio, non usare filtri

A Tunisi il Summit mondiale sulla societa' dell'informazione ha trattato tre questioni e tutte e tre in maniera deludente. La piu' negletta e' stata quella degli aiuti allo sviluppo digitale ai paesi che appunto allo sviluppo appena si affacciano. Era una promessa fatta al G8 di Genova e di cui molto si vantarono Berlusconi e il ministro dell'innovazione Lucio Stanca e che e' stato riproposto dal presidente del Senegal, Abdoulaye Wade. Ma il Digital Solidarity Fund, lanciato nel 2003 ha raccolto finora la miseria di 7 milioni di euro. Vi aderiscono 22 paesi dei quali solo uno, la Francia, non e' africano. La seconda questione era quella delle regole e delle istituzioni che governano l'internet. Gli Stati Uniti hanno tenuto duro sul fatto che non l'Onu, ma la societa' Icann rimanesse in carica nella attribuzione dei nomi di dominio e soprattutto degli indirizzi numerici della rete, continuando a controllare i 13 root server che fanno da elenco mondiale degli indirizzi. Ci sono riusciti puntando sulla legittima diffidenza verso le burocrazie delle Nazioni unite e sulla giusta necessita' di tenere lontano le tecniche dall'ingerenza degli stati e dei politici. Ottimo. Ma quel sano principio non dovrebbe implicare necessariamente che Icann dipenda dal Dipartimento del Commercio americano e quanto a burocrazia, chiunque abbia frequentato Icann avra' avuto modo di notare quanto ne sia impregnata. Quantomeno e' da riformare profondamente, ma chissa' quando.
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Novembre-2005/art68.html

Piu' indipendenza dagli USA: e' nata l'ONU di Internet
Cambia tutto perche' non cambi nulla: secondo qualcuno dei presenti e' la sintesi del World Summit on the Information Society appena concluso. In realta' ad un'attenta analisi qualcosa e' successo. Due erano i punti centrali: la governance di Internet e il digital divide con i paesi sottosviluppati. Il primo tema ha scombussolato le diplomazie di mezzo mondo, tutte concordi nel voler togliere agli Stati Uniti il controllo dell’Icann. E qualche passo avanti a Tunisi verso la devolution del web e' stato fatto. C’era soddisfazione nella delegazione italiana, capeggiata dal ministro Stanca: l’Italia ha incassato un buon risultato a livello diplomatico, avendo promosso con Gran Bretagna e paesi scandinavi la parte principale del documento di quaranta paragrafi approvato al vertice, Tunis Commitment: la creazione dell’Internet Governance Forum, assemblea che sotto l’egida dell’Onu dovra' affiancare l’Icann raccogliendo esponenti dei vari governi, soggetti delle imprese e della societa' civile. (...) "Abbiamo vinto un po’ tutti", afferma John Crain, britannico e responsabile del board tecnico. "I cambiamenti non ci spaventano, Internet e' sempre in cambiamento". E Crain non ama sentir parlare di "controllo": "noi non controlliamo il sistema degli indirizzi web, semplicemente lo gestiamo attraverso una rete che e' sparsa in tutto il mondo". A sentirlo, l’Icann e' il paradiso: e il fatto che sia sottoposta al Dipartimento del Commercio del governo Usa e' solo una questione di forma.
Di tutt’altro parere il deputato italiano Vincenzo Vita, membro della nostra delegazione in rappresentanza delle Province, che ha presentato il progetto Liberi segnali dal deserto: "il neonato forum per la governance di Internet e' sicuramente un primo passo, ma non garantisce alcuna operativita'", dice. "Molto meglio se l’Europa fosse arrivata non divisa a questo vertice, proponendo una soluzione piu' realistica. Sul tema del digital divide, poi, sono del tutto insoddisfatto: nessuna decisione importante e' stata presa, questo mostra l’urgenza di una riforma dell’Onu".
http://www.repubblica.it/supplementi/af/2005/11/21/multimedia/022tunisis.html

Concluso il summit dell'informazione tra censura e compromessi
Secondo Unimondo "Il WSIS ha registrato un compromesso sulla gestione di internet, la rinuncia dell'Onu a farsi carico della rete ed una dichiarazione formale che pur sottolineando l'importanza della liberta' d'espressione e della libera circolazione dell'informazione, non prevede sanzioni verso quei Paesi che continuano ad ignorarle. (...) Quello che avrebbe potuto essere un vertice per ridefinire in modo democratico il controllo del web e soprattutto per ridurre il baratro che separa il Nord dai vari Sud del mondo e dare accesso ad internet all'86% della popolazione mondiale che ne e' sprovvisto si e' trasformato in un'occasione persa".
http://unimondo.oneworld.net/article/view/122564/1/


Dopo il WSIS, pareri discordanti
Un sintetico bilancio del summit dall'Inter Press Service di Johannesburg. Se i pareri dei rappresentanti delle Nazioni Unite e degli USA sono positivi, non lo sono altrettanto quelli dei gruppi della Societa' Civile: troppi i punti oscuri a proposito del nuovo Forum per la internet governance e dei fondi per lo sviluppo di internet.
http://allafrica.com/stories/200511200112.html

Digital Solidarity Fund, ufficio africano presto operativo
Sara' ad Abuja, Nigeria, l'ufficio africano del Digital Solidarity Fund (DSF). Lo ha annunciato il presidente nigeriano Olusegun Obasanjo durante una tavola rotonda nell'ambito del WSIS di Tunisi, invitando i rappresentanti di Asia, America Latina, Medio Oriente e Caraibi a mobilitarsi per aprire uffici anche nei loro paesi. Finora sono solo 9 i paesi che hanno aderito al Fondo: gli altri 13 membri sono associazioni internazionali e amministrazioni locali.
http://www.accra-mail.com/mailnews.asp?id=14800

"Laptop per ogni bambino" in Nigeria
Tra i probabili beneficiari dell'iniziativa "One-Laptop-One-Child", lanciata in grande stile da Nicholas Negroponte a Tunisi, c'e' la Nigeria, oltre a Egitto, Brasile, Cina e Thailandia.
http://www.digitalopportunity.org/article/view/122552/1/1138

Software libero: le occasioni perdute
I sostenitori del software libero invitati al WSIS, primo tra tutti Richard Stallman, rimangono scettici sul senso di tali incontri: "Non c'e' stato il coraggio di sfidare Microsoft: non abbiamo perso nulla, ma neanche vinto" ha dichiarato il paladino del software open, scontento tra l'altro del chip RFID che e' stato costretto ad indossare (incorporato al badge del summit "per ragioni di sicurezza").
http://www.itworldcanada.com/a/Daily-News/024a2c2c-d8b3-46cf-847d-cdb8602cc958.html


Chi dovrebbe controllare la rete? Io e te
L'ultima cosa di cui ha bisogno la rete e' una forma di controllo burocratica. La cosa migliore, sostiene a questo proposito Matthew Lynn, columnist di Bloomberg News, sarebbe lasciarne il controllo ai cittadini ordinari, quegli utenti "normali" che per primi si sono avvicinati al nuovo mezzo rendendolo quello che e' adesso. Secondo Jonathan Zittrain, professore di Internet governance all'universita' di Oxford, "L'attuale situazione della rete, non controllabile in modo diretto dai singoli paesi del mondo, riflette molto dell'influenza dei valori americani". Tuttavia con il diffondersi di internet, la creazione di un organismo globale sembra a molti la soluzione migliore. Anche se rimangono molti dubbi sull'effettivo ruolo che esso dovrebbe avere e sui fondi che dovrebbero sostenerlo.
http://quote.bloomberg.com/apps/news?pid=10000039&refer=columnist_lynn&sid=aU5tmmLkiJpY

Il PC dei bimbi poveri
Grande eco ha avuto sulla stampa nei giorni scorsi la presentazione del laptop da 100 dollari che Nicholas Negroponte ha mostrato in anteprima, alla presenza del segretario dell'ONU Kofi Annan, durante l'incontro di Tunisi sulla Societa' dell'Informazione. Non poteva essere diversamente: il progetto un laptop per i paesi poveri, denominato "One laptop per child (OLPC)" (computer pensati per essere distribuiti ai bambini in eta' scolare, dotati di wifi, software open-source e perfino di una manovella per la carica manuale della batteria) e' prima di tutto una operazione mediatica, confezionata anche ad uso e consumo dei mezzi di informazione. La convinzione, molto americana, della informatizzazione del pianeta come strada maestra per il riscatto dei popoli.
http://punto-informatico.it/p.asp?i=56332&r=PI


Summit chiude con promesse di aiuto ai paesi del Sud del mondo
Il WSIS si e' chiuso venerdi' scorso con la creazione dell'Agenda di Tunisi sulla societa' dell'informazione. Ma il rischio e' che rimanga un elenco di buoni propositi, visto che i paesi mpiu' ricchi si sono rifiutati di contribuire concretamente al Fondo per la solidarieta' digitale.
http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3212,36-711916@51-701149,0.html

Tunisia, chiuso vertice mondiale societa' informazione; i "ricchi" non vogliono pagare divario digitale
Nessun impegno concreto e' stato pero' assunto dai Paesi ricchi, che hanno rifiutato di destinare risorse al Fondo per la solidarieta' digitale lanciato proprio a Ginevra, con l’obiettivo di ridurre la distanza tra il Nord e il Sud del pianeta in questo settore.
A tale proposito, un computer al prezzo di cento dollari era stato presentato durante il Summit – al quale sono intervenute oltre 18.000 delegati da 170 Paesi in rappresentanza di governi, associazioni, istituzioni internazionali e del mondo della comunicazione – dal segretario generale dell’Onu Kofi Annan. "Siamo pronti a comprarne anche milioni a questo prezzo" ha detto il presidente del Senegal Abdoulaye Wade, il quale ha denunciato che l’Africa resta ancora "disconnessa" dal resto del mondo.
http://www.toscanaoggi.it/news.asp?IDNews=5583&IDCategoria=1

L'ultimo giorno a Tunisi
Il racconto di Vittorio Bertola dal suo blog Toblog. "(...)L'evento che avevo in agenda per le 15 era un panel organizzato dagli amici di Hipatia, tra cui un torinese vero come Marco Ciurcina e un torinese adottato come Juan Carlos Gentile ; e solo il fatto che questo Summit si sia occupato di tutto, dai diritti umani alla diplomazia internazionale, fuorche' della societa' dell'informazione, spiega come mai non ci si sia dovuti picchiare per trovare posto in sala.
Sul palco, difatti, c'erano allineati il gia' citato ministro brasiliano e maestro della musica, Gilberto Gil; Michelangelo Pistoletto, uno dei maggiori artisti contemporanei italiani; e l'equivalente informatico di Gesu', ossia Richard Stallman. Oltre a loro, tante persone diverse, con tante esperienze da raccontare alle persone in sala (tra il pubblico avvistato anche Bruce Perens).
Gia' l'apertura e' problematica: difatti, Stallman viene bloccato dalla polizia mentre cerca di raggiungere la sala. Attentato? Repressione? No, semplicemente lui ha avvolto il suo badge, dotato di tag RFID, con un pezzo di stagnola , per essere certo di non poter essere tracciato, e protestare contro l'invasione della sua privacy; il servizio di sicurezza tunisino, pero', l'ha visto ed e' impazzito. Mentre stiamo per mobilitarci tutti, lo lasciano infine passare e la conferenza puo' iniziare.
Insomma, credo di non aver mai visto una conferenza cosi' viva, disorganizzata e sincera: in cui ogni volta che qualcuno finisce di parlare iniziano trenta secondi di sguardi tra tutti, per decidere chi far parlare dopo, come se ci si fosse incontrati li' per caso; in cui, alla classica introduzione di Stallman a proposito di cos'e' il software libero, segue un signore sudamericano che legge delle slide in spagnolo su un sistema di TV satellitare libera, immediatamente tradotte da un tizio nel pubblico che legge le stesse slide in inglese; in cui a un certo punto si passa il microfono, tra il pubblico, a un gruppo di giovani artisti di tutti i paesi del Mediterraneo che dovrebbero autopresentarsi, e invece il terzo di loro comincia a fare domande a Stallman, finche' non si finisce a parlare di Hugo Chavez e del petrolio venezuelano".

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