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LIBERI SEGNALI DAL DESERTO
Diario del progetto |
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5 novembre
Iniziamo a fare sul serio. Parte la produzione.
Proponiamo ai ragazzi di gestire contemporaneamente le prime fasi di lavoro sul prodotto finale del progetto con la necessita' di finalizzare entro il 13 il video per il Summit.
Essenzialmente suggeriamo di dividere ogni giorno il gruppo in due attivita' parallele: sopralluoghi e prime riprese da una parte e scalettatura e montaggio (solo del materiale necessario per il Summit) dall'altra: non fissiamo due gruppi rigidi, perche' e' chiaro che tutti preferirebbero le riprese piuttosto che farsi ore di scalettature chiusi nel Centro. Chiediamo solo che ci siano due responsabili fissi (Tahar per il montaggio e Amor per le ripese), ma lasciamo che gli altri si dividano come vogliono.
Anche noi ci consideriamo flessibili, in modo da suddividerci un po' tutti i lavori ed avere entrambi la possibilita' di capire come si sta movendo il gruppo nel suo insieme.
L'altra cosa che viene decisa e' cosa ci serve per il video sul Summit. Facciamo una lista molto semplice ma anche chiara:
Video per summit
- Immagini del 2003
- Backstage dei laboratori
- Intervista a Moncef (coordinatore locale)
- Intervista a Bechir Ch'ebani (presidente del CRSS)
- Immagini di Kerchaou e del Centro
- Interviste su nuove tecnologie ai personaggi del documentario e agli autori.
Cosi' alla fine lo schema di lavoro diventa questo.
Stabilito tutto cio', iniziamo a lavorare e subito la razionalita' dello schema viene radicalmente messa in discussione dalla realta': siamo tutti invitati a pranzo da Ammar, che, preavvisato dell'appuntamento, ha organizzato un'accoglienza coi fiocchi. Non possiamo quindi dividere i gruppi, ma dobbiamo andare tutti. Tutti? Tranne le donne, ovviamente.
Con il Maina neanche ce ne accorgiamo: ci portano a casa di Ammar senza dirci nulla e, una volta li', ci rendiamo conto che Samah e Zohra sono rimaste al centro. "C'e' il padre di Samah e lei preferisce non esserci", e' la scusa ufficiale. Ma la realta' e' molto piu' esplicita di qualsiasi scusa: Ammar ha organizzato un pranzo con 56 tra agricoltori, allevatori e autorita' di Kerchaou, tutti rigorosamente maschi. Quando arriviamo li' sono tutti seduti sotto gli ulivi intorno alla casa di Ammar, bevendo il te', mentre una ventina di operai completano la colata di cemento sul tetto della nuova casa che il vecchio Ammar sta costruendo per il secondo figlio, Moncef (beneficiario del gruppo di informatica). Ci guardano tutti e attendono un nostro segno, un saluto, un sorriso: Ammar e' felicissimo, ci abbraccia, ci bacia e ci fa salire sul tetto dell'ovile per vedere bene l'estensione dei suoi campi. Io provo a convincere i ragazzi che e' bene non inziare subito le riprese e parlare un po' con i protagonisti, ma e' chiaro che non ho capito assolutamente un accidente. L'unica cosa che tutti stanno aspettando e' la telecamera. Ammar primo tra tutti.
E cosi' iniziamo. Un po' io, un po' Amor e Najib raccontiamo il lavoro dei muratori: in fondo quella casa e' il frutto concreto dell'emigrazione dei figli. Nulla di piu' diretto per iniziare a parlare di emigrazione. Nel frattempo, Ammar si cambia e con il suo vestito da festa si propone con orgoglio alla telecamera, posizionando una sedia esattamente di fronte all'obiettivo. Quello e' l'orgoglio da mostrare agli altri capi famiglia: lui e' protagonista del film e tutti lo devono sapere. La cosa positiva per tutti noi e' che a fare la ripresa di Ammar non siamo ne' io ne' Andrea, ma Amor, un ragazzo di Kerchaou.
Questa situazione non prevedeva certo che con noi potessero esserci due ragazze. Farle venire lo stesso per sottolineare la loro presenza sarebbe stato assolutamente controproducente: e' per questo che non ci hanno avvisato. Sapevano che ci saremmo opposti, ma sapevano anche che non sarebbe stato possibile. Samah e Zohra si sarebbero semplicemente vergognate e imbarazzate. Uniche donne in un congresso non di semplici maschi, ma di capi famiglia e autorita'. Uniche? A dire il vero dentro al casa di Ammar c'erano almeno 25 donne, tutte impegnate a preparare insalate e cous cous di montone per i 56 signori (in fondo la festa voluta da Ammar sfruttava anche l'occasione della fine del Ramadan e dell'Aid, festa dedicata essenzialmente al cibo, alla rottura del digiuno). Ma noi quelle 25 donne, venute da tutte le famiglie del vicinato per cucinare, non le abbiamo viste.
Rassegnati al nostro ruolo, ci siamo seduti e abbiamo goduto lonore di quel cibo meraviglioso salutando con lo sguardo o con la mano chiunque si rivolgesse a noi. E subito dopo il pranzo, abbiamo finalmente completato la nostra presenza con cio' che tutti aspettavano: aiutati dal figlio di Ammar, che ha tradotto in arabo, abbiamo spiegato a tutti quale fosse lo scopo del nostro progetto, come sarebbe potuto essere utile alla comunita' e cosa i ragazzi stessero imparando con noi. E ci siamo tolti almeno la soddisfazione di sottolineare durante questa breve presentazione che con noi stanno lavorando anche due ragazze: il minimo che potessimo fare per non abbandonare completamente Samah e Zohra, a cui qualcuno intanto aveva portato del cous cous.
Insomma, Ammar e i figli avevano organizzato, con la collaborazione di tutti i ragazzi del centro (sia laboratorio video che laboratorio informatico), quella presentazione ufficiale alla comunita' che noi ancora non eravamo nemmeno riusciti a pensare e che mai avremmo potuto organizzare cosi' bene: un passaggio fondamentale del lavoro che i ragazzi con grande efficienza e sensibilita' hanno collocato all'inizio delle riprese. Passaggio finale del nostro piccolo ma molto seguito discorso e' stato dedicato al Summit Mondiale di Tunisi: i ragazzi hanno insistito perche' non solo chiarissimo a tutti quale fosse il nostro impegno per questa occasione, ma anche perche' invitassimo tutti a venire il 13 sera per la prima assoluta del breve video destinato a presentare il progetto di Kerchaou nello stand dell'ambasciata italiana presso il Summit.
Insomma
ora si' che possiamo dire di essere al lavoro per la comunita' e con l'autorizzazione e il sostegno delle sue autorita' formali (Omda e Imam su tutti) e informali. Maschili, ovviamente.
Subito dopo io, Amor, Najib e Fahrat abbiamo iniziato le riprese con Ammar, mentre il Maina e' tornato con Tahar al centro e insieme alla due ragazze hanno iniziato il lavoro di scalettatura.
Questo il breve diario di produzione scritto dai ragazzi (gentilmente i ragazzi hanno scritto in francese e non in arabo; cio' comporta ovviamente una maggiore semplicita' di linguaggio).
Il Ramadan e' finito: a Tataouine possiamo finalmente aspettare la sera per cenare, non essendoci piu' il vincolo del tramonto. Ma dove? La citta' dopo le otto e' completamente deserta.
Durante il Ramadan era normale che la citta' si animasse alla sera, con i negozi aperti e molte persone, anche qualche donna, che, rinvigorite dalla cena, si godevano i negozi e i caffe' aperti.
Ora invece la cena, intorno alle 19.00, segna la fine della giornata e nessuno esce piu' tardi, se non i ragazzi di venti-trent'anni che passano le serate seduti al bar o incollati alle chat degli internet point. Null'altro, assolutamente null'altro.
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6 novembre
Di prima mattina si pone chiaro quello che sara' uno dei problemi principali del nostro voler e poter raccontare: Zohra manifesta il dubbio che l'indomani non sia possibile intervistare Mobrouka finche' non si sia ottenuto il permesso dal marito. I ragazzi discutono un po' tra loro e tutti sono molto pessimisti sul successo della richiesta. Moncef si prende la responsabilita' e parte alla ricerca di Mohammed, marito di Mabrouka. Lo trova al caffe': il divieto e' perentorio, inamovibile. Cosi' dobbiamo rinunciare a Mabrouka ancor prima di contattarla: "Non possiamo pensare di fare nulla senza il permesso di mariti e fratelli mi spiega Zohra e questo rendera' tutto molto difficile." E' pessimista e delusa: "Sono due anni che vivo fuori da Kerchaou e mi sembra di non poter piu' capire questa mentalita'. E' come se le persone non mi conoscessero piu' e io non conoscessi piu' loro. Ma ci proveremo. Ci proveremo ad avere almeno una donna nel film. E' fondamentale." Sono daccordissimo con Zohra e, forse con un po' di ossessione, concentro anch'io tutte le mie attenzione su questo aspetto: riuscire a raccontare almeno una donna diventa uno scopo centrale per il film. Non tanto per la sfida in se', ma per il bisogno di dare risposta e spazio ad una esigenza fortissima delle due partecipanti piu' coraggiose del progetto, Samah e Zohra. Per loro raccontare nel film la condizione delle donne e' il modo per far capire la fatica, il valore e il significato della loro presenza nell'Unita' di Produzione (come amano chiamarsi).
Tutto mi diventa ancor piu' chiaro quando usciamo con loro due per fare delle piccole riprese di backstage del gruppo che sta facendo le riprese. Dopo essersi confrontata con Tahar in arabo, Zohra e' triste e mugugna qualcosa a Samah. Poi si gira verso di me e seccamente sentenzia: "E' l'ultima volta che usciamo a fare le riprese." 'Perche'?" "Perche' gli uomini dicono che non serviamo: le interviste agli uomini le possono fare solo loro. Noi non possiamo fare nulla". Zohra e Samah sono molto giu', ma io le sprono a non mollare: se quella situazione a loro non piace e' loro sacrosanto diritto provare a cambiarla, anche un po' alla volta. E noi saremo con loro. Samah prende la piccola telecamera e fa la riprese di backstage dell'intervista che "gli uomini" stanno realizzando. Usa la videocamera solo in automatico, ma ha una buona mano e lentamente anche l'occhio si sta abituando a capire la grammatica dell'immagine. La seguo nella terra rossa dell'Oasi, tra le piante di patate e le palme: i suoi piedi sprofondano nella polvere e spesso rischia di inciampare tra le piante e i tubi dell'irrigazione, ma non si ferma e continua a fare le riprese.
Non servono grandi studi per capire che una donna, per parlare, deve chiedere permesso al marito: serve invece trovare occasioni per dare voce a quelle donne, spesso le piu' giovani, che dall'interno della loro comunita' sentono il bisogno di esprimere rabbia e unire solidarieta'.
La giornata, comunque, si sviluppa come previsto: un gruppo (Tahar, le due ragazze ed io) lavora sulla scalettatura, l'altro incontra e fa qualche prima ripresa con Amor Agrebi prima e con Abdallah Leboudi poi.
Questo il diario scritto dai ragazzi (gentilmente i ragazzi hanno scritto in francese e non in arabo; cio' comporta ovviamente una maggiore semplicita' di linguaggio).
RAPPORT DE LA DEUXIEME JOURNEE
Date:06/11/2005
Sujet: La visite des deux personnages AGREBI OMAR et LEBOUDI ABDALLAH
On a visite', d'abord, Mr AGREBI dans sa maison. On a fait une posture avec notre protagoniste. On lui a demande' de parler de son expérience a' l'étranger, son travail, sa famille.
A neuf heure et demi, Najib commence l'interview avec OMAR concernant le sommet mondiale de la nouvelle technologie .OMAR ne démontre aucun intérêt pour le WSIS.
Toujours, c'est OMAR avec la camera, et notre accompagnant ANDREA ,et FARHAT avec son cahier de production vidéo. Pendant que nous interrogeons OMAR sur les nouvelles technologies, nous encadrons la télévision, le portable et le téléphone fixe existant dan la maison.
La mère d'OMAR nous a donné une idée sur les techniques de réalisation de l'artisanat et on a vu des exemples de produits.
On a bien visité la maison d'OMAR ou' on a vu son travail de petit élevage (poulets, chèvres....). On note que OMAR était très satisfait de notre visite.
La visite de Mr LEBOUDI ABDALLAH:
On a trouve' notre personnage dans le cafe' en train de jouer le domino. Il a refuse' de nous rejoindre avant de finir son jeu.
Lorsque ABDALLAH est devenu disponible pour l'interview, on est alle' a' l'oasis, et le groupe a partage' le travail:
*OMAR: cameraman
*NAJIB et FARHAT: interview
*ANDREA : informateur
On a choisi un olivier comme cadre de linterview, puisque son sujet était l'agriculture.
ABDALLAH était très flexible et a répondu avec seriosité. Il a aborde' l' importance de ce domaine dans sa vie quotidienne, et encourage' les jeunes a' créer des projets agricoles, tout en signalant l'importance de l'introduction des nouvelles technologies dans ce domaine. Concernant le thème de la nouvelle technologie, ABDALLAH a déclare' qu'elle est intéressante dans la vie de chaque personne, et il a cite' l'exemple du portable.
Najib a poursuivi l'interview en négociant le sujet de l'émigration et le rôle de la femme de Kerchaou. Notre protagoniste a eu une expérience a' l'étranger qui n'a pas réussi pour des propres raisons. C'est pour cela, peut-être, quil n'encourage pas l'émigration vu ses néfastes conséquences telle que la difficulté rencontrée par la mère de prendre en charge touts les soins de la famille.
Après l'interview, nous sommes partis a' Gueryani pour suivre ABDALLAH dans son travail; il nous a explique' le fonctionnement de la grille pour descendre dans le puits.
Durante il viaggio di ritorno discutiamo molto con Moncef sul futuro del progetto e, in particolare, sulla situazione del Centro di Kerchaou e del "Comite' de Soutien" che dovrebbe coordinarlo. La situazione diviene sempre piu' chiara: il centro non ha alcun futuro di reale sviluppo socio-culturale e di concreta sostenibilita' economica se non si arriva entro la fine di questo progetto a costituire un nuovo Comite', che permetta di superare quello vecchio - ormai non piu' legato ad attività concrete e vivo solo sulla carta - e di avere finalmente un gruppo di persone concordi sulla necessita' di ottenere lo statuto associativo. Sembra infatti che per ben due volte i dossier presentati alle autorita' per avere il riconoscimento ufficiale fossero privi di una firma: ossia allultimo c'e' sempre stato qualcuno che si e' tirato indietro. I motivi sono molteplici e tutti molto legati a dinamiche personali e comunitarie non certo spiegabili ad estranei come noi.
A detta di Moncef, ora ci sarebbe loccasione, grazie alla presenza costante richiesta dai due laboratori in queste settimane di formazione, di riunire le persone (alcune di loro gia' attive nel Comite' de Soutien creato dal precedente progetto) e arrivare alla composizione definitiva della lista di soci necessaria per presentare la richiesta di autorizzazione. Una volta registrata, lassociazione avra' tantissime possibilita' di azione e di sostenibilita': potra' avere le chiavi del centro, i computer e le telecamere le potranno essere lasciati in uso gratuito, avra' a disposizione il sostegno economico e logistico dell'UTSS e potra' presentarsi nella regione come Unita' Video e Informatica capace di utilizzare strumenti molto poco diffusi nellarea (ovvero potra' offrire servizi godendo di una situazione di scarsissima concorrenza).
Per tutti questi motivi decidiamo con Moncef di inserire nelle attivita' delle prossime giornate anche dei momenti per la discussione e la messa in pratica di questo aspetto.
Sempre con Moncef iniziamo a organizzare un po' il lavoro per la preparazione del Summit e stiliamo una lista di cose da fare, per ognuna delle quali decidiamo un responsabile.
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7 novembre
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