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LIBERI SEGNALI DAL DESERTO
Diario del progetto |
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31 ottobre
Quando Moncef viene a prenderci come tutte le mattine, decidiamo insieme una strategia per far capire a Mohcen Ben Abdallah le conseguenze rischiose della sua decisione sul progetto. Siamo d'accordo che la presenza dei ragazzi UTSS non fa che rallentare i lavori e ci impedisce di concentrarci sul lavoro tutt'altro che facile con il gruppo di Kerchaou, con cui ancora non si e' creato un feeling e una condivisione profonda.
Prima parte della mattina: 9.30 11.00 (tutti i beneficiari di UTSS e di Kerchaou)
Annuncio agli operatori di UTSS che non siamo stati in grado, in una notte, di modificare il programma in base alla loro scelta di partire alle 11 e non alle 16, e che pertanto iniziamo il lavoro previsto non considerando la loro partenza anticipata. La cosa ovviamente crea qualche tensione, ma non e' davvero per noi pensabile di assecondare i cambiamenti immotivati che ci vengono imposti. Il nostro segnale al gruppo e' molto chiaro e difficilmente criticabile: noi formatori abbiamo dei doveri rispetto ai beneficiari del progetto innanzitutto, possiamo poi anche decidere (come abbiamo fatto) di essere disponibili di fronte a nuove richieste, ma non possiamo diventare un elastico allungabile come meglio si crede perche' a risentirne sarebbe la qualita' del progetto.
Ci dividiamo in due gruppi:
- Riprese: introduzione dei movimenti di camera (zoom, movimenti su un perno fisso, movimenti su un piano mobile). Primi esercizi su zoom e su movimenti orizzontali.
- Montaggio: Lavorare sulla timeline. Gestione delle tracce audio e video. Tagliare, ridurre, allungare, spostare le clip. Utilizzo delle dissolvenze.
Alle 11.00 precise gli operatori di UTSS sono partiti. Noi li abbiamo salutati con affetto e amicizia, facendo capire che nel futuro saremo assai onorati di poter costruire insieme percorsi laboratoriali completi anche nei loro Centri, ma che ora l'unica cosa corretta da fare e' rispettare il progetto con i ragazzi di Kerchaou.
Seconda parte della mattinata e prima parte del pomeriggio: 11.00 15.00 (beneficiari Kerchaou)
Facciamo una programmazione condivisa fino al 2 novembre.
Continuiamo il lavoro in gruppi:
- Riprese: esercizi su zoom, movimenti con perno fisso e movimenti su piano mobile (soggettive)
- Montaggio: La costruzione di una storia, elementi di punteggiatura e ritmo, introduzione alla titolatrice.
Seconda parte del pomeriggio: 15.00 16.00 (Beneficiari Kerchaou)
Si lavora sulla storia della produzione.
Proponiamo ai ragazzi di scrivere su dei foglietti anonimi un massimo di tre proposte a testa per il tema del documentario. Ovvero, dopo aver descritto grazie al metodo delle interviste incrociate la realta' di Kerchaou, diventa ora necessario individuare una lente, un filtro che ci permetta di individuare quali aspetti della sua complessita' sociale andare a selezionare per la costruzione del documentario.
La discussione viene interrotta da Moncef che, in un intervento molto chiaro e responsabile, denuncia il suo stesso errore di non aver inserito nel gruppo dei beneficiari diretti della formazione anche delle donne e chiede che prima di arrivare all'individuazione del soggetto si provveda ad invitare almeno anche due ragazze all'interno del gruppo responsabile della produzione.
La cosa spiazza tutti ed apre una discussione assai vivace e ricca: tutti sono in principio d'accordo sull'apertura alle ragazze, ma quasi tutti adducono varie motivazioni per sostenerne l'impossibilita' pratica. C'e' chi dice che comunque le ragazze non accetteranno, chi sostiene che le uniche coinvolgibili sono ragazze di 18-20 anni, ossia molto piu' giovani dei maschi (tutti tra i 26 e i 30 anni) e chi avanza anche qualche dubbio piu' profondo sulla reale capacita' delle donne in queste attivita'. Moncef non molla, noi lo sosteniamo e si conclude la discussione con l'accordo che durante la serata si fara' di tutto per trovare due ragazze interessate al percorso.
Noi nel frattempo ci accorgiamo che la presenza di ben quattro ragazze nel gruppo degli operatori UTSS, ha di fatto oscurato anche ai nostri occhi l'imbarazzante errore nella composizione del gruppo dei ragazzi di Kerchaou. In altre parole, e' stato solo quando ci siamo ritrovati per la prima volta tutti maschi dentro alla stanza del centro che e' diventato fisicamente urgente porre il problema.
In ogni caso la discussione e' stata molto interessante e molto viva e ha permesso di porre subito al centro uno dei temi di maggiore tensione e rilevanza nella societa' di Kerchaou.
Prima di andarcene abbiamo chiesto finalmente ai ragazzi di scrivere nei foglietti le loro proposte per il tema del documentario.
Alla sera con nostra grande gioia non siamo andati a cena nel "Carcere di Formazione" (!), ma in una fantastica bettola per lavoratori del mercato e viaggiatori in sosta: in una Tataouine deserta per la Rottura del Digiuno, con tutti i negozi sbarrati e un profondo silenzio, abbiamo mangiato nel frastuono e nella puzza di olio fritto insieme ad altri 30 maschi e una turista francese in viaggio verso sud. Non abbiamo cenato particolarmente bene, ma quell'odore di brik e pollo arrosto e' stato per noi sinonimo di liberazione.
Unica cosa in comune tra questa cena e quelle al "Carcere di Formazione" e' stata la trasmissione di Tele7, la TV pubblica tunisina, il cui nome non ha nulla a che fare con il numero di canali ma viene dal 7 novembre 1987, giorno della salita al potere del Presidente Ben Ali'. La stessa trasmissione condotta in Italia da Pupo e trasmessa da RaiUno allora di cena: gente che apre scatole e guadagna soldi. Fino all'anno scorso, ci ha spiegato Houcine Mastouri, tutti guardavano la trasmissione su RaiUno, quest'anno la TV tunisina ha comprato il format e tutti la guardano su Tele7. Insomma un'altra nostra grande conquista culturale!
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1 novembre
Quando partiamo per Kerchaou con Moncef passiamo a predente Zohra, 27enne originaria di Kerchaou, laureata in Scienze della Finanza a Gabes e attualmente stagista per un Master presso l'Unione Tunisina delle Donne a Tataouine. Sara' lei insieme a Samah, anche lei laureata in scienze naturali a Gabès e oggi disoccupata a Kerchaou, a partecipare a formazione e produzione insieme agli altri ragazzi del Centro.
Zohra ci fa capire che e' molto interessata al lavoro e che anzi e' anche abbastanza incavolata con suo fratello maggiore Fethi, partecipante al laboratorio, che non le aveva spiegato nulla.
Molto contenti della presenza di Zohra e Samah, cerchiamo di costruire il programma della giornata per permettere loro di avere un minimo di introduzione sul percorso fatto fino ad ora, sia per capire quale sia la direzione verso la quale ci stiamo muovendo, sia per poter scegliere quale dei due gruppi tecnici seguire, sia per partecipare consapevolmente alla scelta dell'idea documentaria su cui lavorare.
Mattina 10.30 13.30 (tutto il gruppo di Kerchaou)
Introduzione generale sul progetto per Zohra e Samah e loro presentazione al gruppo.
Io e Moncef dedichiamo poi un'ora e mezza circa alle due ragazze per far loro un riassunto rapido delle giornate precedenti e per permettere loro di unirsi al lavoro del gruppo.
Nel frattempo i due gruppi continuano a lavorare:
- Riprese (autogestiti): esercizi sui movimenti studiati il giorno prima
- Montaggio:
Zohra e Samah seguono alla fine della mattinata qualche fase del lavoro dei due gruppi e scelgono come dividersi. Zohra con il montaggio e Samah con le riprese.
Infine chiediamo anche alle due ragazze di scrivere in un foglietto la loro idea per il soggetto del documentario.
Pomeriggio 14-15.30 (tutto il gruppo)
Leggiamo i foglietti con le idee. Questi i risultati.
Risulta evidente a tutti che l'emigrazione e' il tema piu' citato, ma si apre subito una vivace discussione sulla realta' del fenomeno. Zohra sostiene che si tratti di un fenomeno mondiale e non caratteristico di Kerchaou. Fahrat invece insiste perche' sottolinea che il fenomeno e' talmente diffuso tra i piu' giovani che non si puo' fingere di non vederlo: sottolinea che per la sua laurea in Sociologia ha studiato proprio questo tema e che il desiderio della partenza non ha alcun legame con una razionalita' progettuale, ma con la semplice voglia di poter guadagnare e spendere piu' soldi.
La discussione si anima molto e noi lasciamo che siano i ragazzi a confrontarsi in arabo, chiedendo di tanto in tanto a Moncef di tradurre. L'attenzione viene spostata da Zohra soprattutto su altri due temi: il ruolo delle donne e quello delle nuove tecnologie. Zohra insiste sulla necessita' di capire quali sono le specificita' di Kerchaou rispetto agli argomenti emersi, ma e' Amor a spostare di nuovo l'attenzione sul fenomeno emigrazione raccontando a noi formatori la sua pessima esperienza di qualche anno fa, quando insieme ad altri venti ragazzi della zona e' stato truffato da alcuni misteriosi personaggi a cui ha dato 6000 dinari (circa 4500 euro, un'enormita' da queste parti, dove lo stipendio medio e' 400 dinari al mese) per essere portato in Italia: i personaggi sono scomparsi, lui ha aspettato per settimane, ma nessuno e' venuto a prenderlo. Ora non ci pensa piu', ma e' evidente, da come ne parla, che la cosa lo ha traumatizzato un bel po'.
Proviamo a riderci un po' sopra e a sdrammatizzare, ma l'attenzione ormai e' di nuovo focalizzata sull'emigrazione. Ci raccontano che ci sono a Kerchaou molti anziani che hanno lavorato per piu' di trent'anni in Francia e che oggi sono tornati a godersi la pensione a casa loro: sono queste le persone che maggiormente sconsigliano di partire ai piu' giovani. Ma la cosa, a detta dei ragazzi, non blocca le speranze e le illusioni. E i sogni. Perche' non si parla solo di partenze per guadagnare, lavorare, faticare
si parla anche della voglia, a ventanni, semplicemente di viaggiare, di partire.
Moncef racconta di quando lui, a ventiquattro anni, ha avuto la possibilita' di viaggiare per tre mesi in Italia e in Francia: era il 1989 e allora l'Italia non aveva ancora chiuso le frontiere ai cittadini extracomunitari: avere un visto era non solo facile, ma semplicemente normale. Era normale voler visitare il paese europeo piu' vicino. Ed era normale poter scegliere se rimanerci o meno. Moncef spiega di aver scelto di tornare, a differenza dei suoi fratelli, e racconta anche di come oggi secondo lui la partenza sia diventata una sorta di via di fuga a cui affidare impossibili illusioni: conosce persone che non avrebbero alcun bisogno di partire, ma che ne hanno voglia perche' ormai tutti lo fanno o lo vogliono fare. E comunque perche' si guadagna tanto e si portano a casa un bel po' di soldi, ricorda Najib, il piu' giovane del gruppo e il piu' affascinato dallidea della partenza: "le ho provate tutte racconta sin dal primo giorno ma diventa ogni mese piu' difficile".
La sua speranza piu' concreta e' "conquistare" qualche turista francese o tedesca nell'albergo quattro stelle di Djerba dove lavora d'estate come pasticcere per 350 dinari al mese (di cui 180 vanno in affitto e 40 in viaggi da Kerchaou). Ci rendiamo conto che il discorso ha davvero mille strade di sviluppo e che c'e' molta disponibilita' da parte dei ragazzi a parlarne e a farne parlare. Non trascuriamo pero' anche il punto di vista di Zohra, leggendo nella sua freddezza rispetto al tema dellemigrazione anche la voglia di non sentirne piu' parlare, la paura che in fondo anche questo documentario possa convincere altri giovani a partire: le ragazze, sottolineano tutti, non possono partire: le ragazze o restano o raggiungono i mariti che sono emigrati. Insomma l'aver allargato il gruppo a due ragazze si e' verificato, come era ovvio immaginare, fondamentale per ottenere una complessita' di visione.
Proponiamo allora di pensare per l'indomani agli elementi che possano evidenziare le relazioni tra i diversi aspetti emersi dalla lettura dei foglietti, evitando di soffermarsi solo sull'emigrazione. E chiediamo anche a tutti di pensare ad esempi concreti di storie e persone di Kerchaou che possano aiutarci a sviluppare non attraverso concetti, ma nella realta', i quattro temi principali emersi dai foglietti: nuove tecnologie, emigrazione, agricoltura e ruolo delle donne.
La giornata termina con una breve riunione insieme al gruppo del laboratorio informatico, durante la quale si decide di fissare la presentazione pubblica dei laboratori per il 13 sera alle 20.00. Nell'occasione spiegheremo alla comunita' cio' su cui e con cui stiamo lavorando, il quadro generale del progetto e proietteremo il breve video che dovra' essere presentato al WSIS e che sara' montato durante la prossima settimana. La volonta' (pericolosa ma assai coraggiosa e corretta) e' di lasciare aperta la possibilita' di effettuare piccole modifiche in base alla reazione della comunita': ovvero il 14 apporteremo le eventuali correzioni, prima di partire per Tunisi.
Durante la stessa serata il gruppo di informatica presentera' l'idea del sito web interattivo su cui sta lavorando insieme a Mastouri, con il supporto a distanza dell'equipe italiana di Prodigi.
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